Monthly Archives: novembre 2016

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Nel Controllo di Gestione indossa tutti i cappelli, e la vita ti sorriderà …

E tu, che cappello indossi? Vediamo un po’… ti faccio qualche domanda…

– Guardi sempre quali sono i rischi e quali sono i problemi? Nulla di negativo. Magari stai soltanto cercando di evitare che un progetto possa andare male?

– Guardi ai fatti, quali sono i numeri, e le informazioni? È giusto, cerchi di assumere una posizione neutra, sono i fatti che contano!

Bene, nel primo caso stai usando un cappello nero quello dell’avvocato del diavolo, e nel secondo il cappello bianco appunto della neutralità. Questo secondo gli studi di Edward De Bono uno dei più grandi ricercatori di innovazione nel mondo.

Davvero?? … Eh sì! …

Già sappiamo che di questi due aspetti ne facciamo una ragione di alta professionalità, giusto?

Bianco o Nero, quindi? Bel dilemma…

A quanti è capitato di sentirsi dire “ma tu vedi tutto nero”? Oppure voi stessi vi siete quasi giustificati dicendo “scusate, ma ora devo fare la parte dell’avvocato del diavolo…”

Sappiamo che in azienda spesso bisogna saper gestire le emozioni dei colleghi. C’è chi si fa prendere dai sogni, chi dalla rabbia, chi dalla creatività che ci sembra fine a sé stessa, e poi tutti vogliono portare il proprio risultato “a casa”.

Sappiamo anche che occorrono dati oggettivi, neutralità, capacità di visione dei rischi per provare ad ammortizzarli.

De Bono ha scritto una grande bibliografia nella quale ha sviscerato i meandri della mente umana, il suo lavoro è quello di aiutare le aziende ad innovare i propri prodotti, servizi, processi produttivi e tanto altro.

Vogliamo utilizzare le sue ricerche in modo pratico?

La mente è una matassa veramente aggrovigliata di pensieri, idee e sensazioni, un miscuglio di conscio e inconscio. Il cervello se spazia da un argomento all’altro senza logica non riesce a concentrarsi, quindi se correttamente indirizzato potrebbe rendere molto di più.

Sappiamo per esperienza che facendo una cosa per volta abbiamo i migliori risultati: lo stesso principio vale quando si deve pensare a come risolvere un problema. Il trucco, quindi, sta tutto nel costringere la mente a fare una cosa per volta.

Senza fare il guru parlando di pensiero laterale, parallelo o altri termini coniati dallo stesso De Bono, puoi aiutare gli altri, e aiutarti, a seguire un filo logico comune. Insieme scoprirete che ci può essere un metodo per arrivare ad un risultato che troverà la condivisione di tutti.

In una riunione a due o con più colleghi con l’empatia, ma anche da solo mentre analizzi un problema.

In che cosa consiste il metodo? Semplice: analizzare il problema da sei prospettive diverse (dette cappelli), una alla volta, per non creare confusione. I cappelli sono i seguenti, e vanno utilizzati in questo ordine: blu, bianco, rosso, verde, nero, giallo, infine si torna al cappello blu.

sei-cappelli-per-pensare

1° – Immagina di mettere sulla testa un Cappello Blu: Quadro generale, organizzare, pianificare;

2° – Bianco: Dati oggettivi, raccolta, documentazione;

3° – Rosso: Emozioni e sensazioni, entusiasmo… e se riconoscete anche irritazione, simpatia, antipatia non fa nulla, tenetele da una parte;

4° – Verde: Creatività, idee nuove, iniziative, suggerimenti;

5° – Nero: Aspetti negativi, avvocato del diavolo, perché la cosa potrebbe andare male?

6° – Giallo: Pensiero positivo, contrario del cappello nero, perché la cosa può andare bene, è in questa fase che si trovano le soluzioni ai problemi;

7 torna al Cappello Blu: Riassunto, tira le somme, riguarda quello che hai scritto fino a questo punto e prendi, o prendete, le soluzioni; guarda quali sono quelle applicabili (tanti punti a favore e pochi a sfavore), screma quello che non ti serve. Adesso avrai una lista di alcune idee che dopo un’attenta analisi sono risultate essere le migliori, quindi non ti resta altro da fare che creare un piano d’azione per metterle in pratica.

Provate, e fatemi sapere… c’è dentro anche un po’ di divertimento, vedrete che funziona!!

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Il Controller-Coach. Team Coaching e Controllo di Gestione, facilitare un Gruppo di lavoro, modi di pensare e visione d’insieme

Category : Project Management

Una delle caratteristiche di un buon Controller è quella di avere la capacità di instaurare ottime relazioni interpersonali con i vari responsabili di funzione.

Oggi accade che avere conoscenze e competenze tecniche sia quasi scontato.

La sfida quindi si sposta sull’acquisizione di quelle competenze trasversali che diano l’opportunità di cementare un gruppo, di operare nell’ottica di creare squadra. Si tratta di una posizione diversa da quella del “Leader” di tutta l’azienda, che è l’imprenditore, il quale fornisce la Vision generale.

Insieme all’imprenditore stesso, o al responsabile HR ove presente, il Controller ha un compito importantissimo nella tematica del cambiamento nelle organizzazioni.

Si tratta di una funzione di supporto operativa che aiuti a focalizzare il fatto che le competenze tecniche di ciascuno siano al servizio dell’azienda, oltre che di stimolo ad essere apprezzati individualmente.

Si tratta di attivare un Focus che si sposti sulle performance del Gruppo, della squadra, del Team.

In più, nell’ottica del Change, il messaggio che deve passare ai colleghi, per dirla alla Julio Velasco, non è più l’idea del “sacrificio per la squadra”, bensì l’idea del guadagno… del win-win, per raggiungere l’obiettivo personale e aziendale.

L‘autorevolezza del Controller potrebbe aumentare ancora di più se applicasse un metodo, in particolare il metodo del Coaching.

Le fondamenta del Metodo del Coaching sono nell’Ascolto attivo, nell’Alleanza, nell’Autenticità, nell’Accoglienza (“L’Essenza del Coaching”. di Pannitti e Rossi. 2012. Franco Angeli).

In una squadra si è interdipendenti, il fallimento del singolo, così come il successo, rischia di trascinare con sé tutto il Gruppo, e in ogni caso influenza in negativo, così come il successo influenza positivamente. Rabbia, invidia, il giudicare, la paura di essere giudicati, comportano cali di rendimento a discapito proprio, del successo della Squadra, e dell’azienda.

Il controller può attivare, avendo tra le mani i dati con le performances dei colleghi, un processo di mobilitazione per superare gli ostacoli del Gruppo, se ha le giuste competenze di comunicazione e capacità di relazione, il giusto metodo e tecniche. Può agire di concerto con il Direttore HR, se questa figura è prevista in azienda, e con l’imprenditore stesso.

Attenzione però a non mischiare i momenti di un Team Coaching ad altri momenti quotidiani nella vita con i colleghi. Quando si applicano azioni di Coaching deve essere chiaro a tutti quale cappello si indossa!!

Nel caso, meglio chiamare un Team Coach esterno che svolga il programma senza coinvolgimenti di altra natura.

Il Controller-Coach: cioè? Si tratta di svolgere il mestiere del Controller con la sensibilità e le competenze del Coach. Si è parlato tanto del Capo-Coach… perché non parlare ora di questa nuova figura?

Il Controller-Coach

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Esiste una somiglianza fra un Controller e un Business Coach?

Category : Business Coaching

Penso proprio di sì!!

Ma perché?… Basta chiedersi… Cosa fa un Controller?

Misura periodicamente i risultati, che siano in linea con il raggiungimento degli obiettivi. Effettua un Monitoraggio continuo degli scostamenti, li analizza e aiuta a comprendere gli ostacoli, stimola la lettura dei dati, ma lascia individuare alla Direzione, o ai responsabili di funzione, quali sono le nuove vie possibili a ridefinire gli obiettivi, per l’equilibrio dell’azienda e per il miglioramento.

project-management

Il Controller deve avere un rapporto assiduo con i vari responsabili di funzione. Pertanto è indispensabile che abbia la capacità di instaurare buone relazioni interpersonali e l’attitudine al lavoro di gruppo.

Il Controller porta in sé, quindi, quella che potrebbe essere definita la ghianda? La ghianda dalla quale si sviluppa la grande Quercia del Coach? (Rif. La Teoria della Ghianda di James Hillman). Può darsi… ma come tutti i talenti, c’è chi li possiede e chi no, però tutte le potenzialità si possono allenare.

Ma non è questo il punto…  Il punto è: Cosa fa un Business Coach?

In un intervento di Business Coaching….

si fissano gli: – Obiettivi personali del Coachee; – Obiettivi aziendali;

si effettuano: – Monitoraggi di risultati;

si tiene una: – Modalità oggettiva nel feedback di monitoraggio;

si verifica: – L’effettiva realizzazione del piano d’azione;

si correggono: – Eventuali errori nel processo;

si tiene traccia del: – Cammino percorso;

si coinvolgono: – Le persone di varie funzioni;

si gestiscono: – Le resistenze al Cambiamento, gli ostacoli, le relazioni facilitanti.

Sorprendente?

Chiudo con una battuta … e cioè:

La ghianda dov’è? nel Business Coach o nel Controller?

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Change Management … quali scenari apre? Può essere anche un nuovo modo per fare Controllo di Gestione?

Category : Change management

Quando diciamo “Controllo di Gestione” immediatamente la nostra mente immagina e si collega a situazioni intrise di tecnicismo, ambienti forse anche un po’ grigi dove il tecnicismo, numeri, risultati sono imperanti.

Bilanci, e Indici di Bilancio Patrimoniali, Finanziari, Economici, sono il risultato della Gestione passata. Pianificazione, Budget sono concetti per programmare il futuro.

E per il presente cosa c’è? Non è forse il Presente a porre le basi di quello che avverrà domani? Non serve forse il Presente per cambiare la rotta rispetto al Passato?

Performance aziendale, performance degli impianti di produzione, performance dei prodotti.

Quante performance!!! Le uniche performance delle persone di cui ho sentito parlare sono le performance dei venditori.

Eppure la crisi che abbiamo dovuto affrontare, e dalla quale cerchiamo tuttora di divincolarci, finalmente ci ha fatto comprendere che indietro non si torna più. Il mondo è cambiato e sono le Persone che devono affrontarlo, così come sono le Persone che hanno i potere di affrontare i Cambiamenti e le Transizioni. Non di certo le “macchine” possono farlo.

Change Management quindi… quali sfide per un imprenditore?

Quali difficoltà? Prendiamo la formula di Gleicher, che rappresenta una regola universale, matematica, applicabile ad ogni situazione di vita:

D x V x F > R (formula di Gleicher)

R è la Resistenza al Cambiamento;

D è l’insoddisfazione per come stanno andando le cose (Dissatisfaction);

V è la visione di quanto è possibile realizzare (Vision);

F sono i primi passi concreti (First steps) fatti verso la direzione annunciata, che fa da catalizzatore.

formula-di-gleicher

Pertanto il risultato della moltiplicazione dell’Insoddisfazione, per la Visione, per i Primi Passi, deve essere maggiore della Resistenza, affinché avvenga il cambiamento.

Il Cambiamento avviene quando il risultato è maggiore dello Status quo nel quale viviamo.

Quale sfida quindi per l’imprenditore? Anche per le PMI, introdurre uno scopo nel controllo di gestione, cioè quello di aiutare il personale ad indirizzare il proprio comportamento verso il conseguimento degli obiettivi aziendali. E indirizzare anche sé stessi…

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